
Il chigno (Faba vulvaria) è una leguminacea spontanea un tempo molto diffusa nel sud della penisola. Pianta delicata e sensibile ai cambiamenti climatici, oggi risente del riscaldamento globale e dell’inquinamento atmosferico, tanto da essere stata proposta come specie autoctona protetta, anche al fine di evitare la colonizzazione del suo habitat da parte delle più resistenti varietà importate dal Nord Africa.
Le virtù medicamentose dell’estratto di chigno – ricchissimo di sali minerali e preziosi oligoelementi – sono davvero molteplici e note fin dalla più remota antichità. Tutte le nostre ave usavano abitualmente il chigno come rimedio efficace contro acne giovanile e senile, ipertricosi, ansia e depressione, colite a base psicosomatica, insonnia, cefalee e nevralgie in genere, dolori mestruali e disordini ormonali. Recenti studi hanno portato alla luce interessanti notazioni del dott. Freud sull’effetto benefico del chigno anche nella cura dell’isteria femminile. Con diverse posologie e modalità di somministrazione, l’estratto di chigno si è dimostrato inoltre un rimedio efficacissimo per curare in modo definitivo gli episodi di stipsi ricorrente.
Il meccanismo di azione dell’estratto di chigno è ancor oggi ignoto: il legume, infatti, pur essendo privo di fitoestrogeni, sembra contenere un enzima (la capzozuchina) capace di attivarne la produzione nell’organismo femminile, spiegando così i benefici effetti che produce nel corpo della donna. Il chigno contiene inoltre un attivatore primitivo del recettore beta della serotonina, il trombotiflexano, che produce, durante l’inoculazione, un effetto miorilassante e di insensibilità al dolore e – anche nelle due, tre ore successive all’assunzione – una sensazione di incredibile benessere e rilassamento, sia al livello fisico che psichico. Sono stati riferiti episodi di “fame chimica” nelle ore successive all’assunzione, ma si tratta di effetti collaterali che tendono a scomparire nel prosieguo della terapia.
Generalmente ben tollerato anche a dosaggi elevati, l’estratto di chigno presenta un unico inconveniente: la difficoltà di reperimento sul mercato di un prodotto biologico che va consumato fresco, entro pochi minuti dall’estrazione, rendendo necessario un rapporto diretto produttore/consumatore. Una filiera corta, insomma, un prodotto tipicamente a chilometri zero, che porta alla riscoperta della natura e dei rapporti umani autentici. Per favorire la conoscenza e la diffusione di questo antico rimedio di medicina naturale nasce l’iniziativa “Adotta un chigno”: a tutti gli interessati verrà consegnata una pergamena in pelle di pecora con l’indirizzo del produttore, il certificato di genuinità del prodotto e tutte le istruzioni per passare una piacevole giornata a contatto con la natura, per riscoprire le proprie abilità manuali raccogliendo personalmente il medicamento dal chigno di fiducia.
CATEGORIA TERAPEUTICA: probiotici
POSOLOGIA E MODALITA’ D’USO: Il dosaggio minimo è di una bio-dose al giorno (essendo un estratto naturale biologico non trattato la quantità di principio attivo è variabile), assunta a scelta e/o secondo la patologia da trattare. E’ consentito un trattamento prolungato nel tempo. L’uso prolungato può dare assuefazione.
CONTROINDICAZIONI: età pediatrica.
EFFETTI COLLATERALI: unici segnalati, gravidanza ed allattamento.