Introduzione all’arte della taliata

Uuuh! Ho ritrovato questo sproloquio da me scritto più di un anno fa, sicuramente in fase ovulatoria. Altrimenti non si spiegherebbe l’euforia…

Introduzione alla Taliata

In occasione delle mie recenti vacanze nella Calabria del Sud ho avuto modo di riscoprire l’esercizio dell’antica arte della Taliata. Dicesi Taliata lo scambio di sguardi voluttuosi e rapaci tra uomo e donna (ma è stato presentato un progetto di legge regionale che ne estende la fruizione agli omosessuali), in luoghi pubblici ed affollati, tipicamente la strada principale del paese durante la passeggiata pomeridiana, o la chiesa, durante la funzione domenicale.

I non avvezzi potrebbero rimanerne turbati, perché gli sguardi – solo apparentemente inoffensivi – in realtà grondano di significati: al nord un uomo ti guarda così solo se ha intenzioni serissime ed irrevocabili, quindi neanche al momento della consegna dei documenti in albergo, ma tutt’al più mentre si abbassa la cerniera dei pantaloni…Invece in Calabria la taliata è uno sport innocente, alla portata di tutti, democratico, per belli e brutti, giovani e vecchi e – cosa fondamentale – non ha necessariamente scopo sessuale.

Studi recenti hanno dimostrato gli effetti benefici della taliata sull’umore, sul tono muscolare e vascolare, tanto centrale quanto periferico, nonché sui muscoli oculari, particolarmente stimolati dalle regole del gioco. Dico regole, perché taliare senza rispettarle è da maleducati, da selvaggi cafoni, ed espone – se maschio – a casuali quanto mortali incontri con coltelli a serramanico moventesi in senso contrario a quello del proprio corpo, o – se donna – a clara et definitiva fama di gran buttana. Quindi mai e poi mai taliare donne accompagnate dal marito, dal fidanzato, dal fratello o dal padre, in compagnia dei figli o in evidente stato di gravidanza. E’ invece consentita alle coniugate la brevissima e non ripetuta taliata del coniugato, pure se accompagnato dalla moglie: essa, infatti, sollecitando nella moglie del taliato una leggera gelosia ed inquietudine, la vivifica nell’adempimento dei doveri coniugali e della funzione riproduttiva, con vantaggio del coniugato medesimo e di tutta la sua stirpe. Purtroppo il marito della taliatrice potrebbe incorrere nell’immeritata fama di cornuto, ma d’altra parte è risaputo che se uno sceglie di sposare una donna con tendenza alla buttanaggine deve sopportarne le conseguenze…

Come si esegue materialmente la taliata? Le regole, ovviamente, sono diverse per uomo e donna. Avendo l’uomo la natura di cacciatore di femmine, è a lui consentito lo sguardo lungo e diretto, persistente, sulla preda. Lo sguardo cadrà sul viso, e solo dopo aver ricevuto sguardo di consenso dalla donna potrà scendere verso i seni. Se la taliata si protrae per settimane o mesi solo sul viso, è segno che l’uomo ha intenzioni oneste e probabilmente matrimoniali, ma una taliata che precipita subito alle ghiandole mammarie lascia presagire breve e tutt’al più ripetuta fottuta, ma nient’altro, ed una ragazza onesta queste cose è tenuta a saperle, se no peggio per lei.

Più complessa è l’arte della taliata per la donna: infatti, essendole precluso lo sguardo diretto (a meno che non eserciti la professione del meretricio o faccia parte delle Forze dell’ordine) ella deve effettuare una rapida e segreta preselezione visiva del soggetto da taliare, onde non sbagliare la mira al momento di sferrare lo sguardo definitivo. Vivamente raccomandata – quindi – l’accurata correzione di eventuali deficit visivi: si tenga conto che la Taliata è irrevocabile, e qualora colpisca un maschio da lontano superficialmente considerato appetibile e da vicino irrimediabilmente sgradevole, le conseguenze potrebbero essere nefaste. La taliata femminile “attiva”, cioè di libera iniziativa femminile e non di mero consenso alla taliata maschile, è infatti un chiaro invito all’uomo, all’approccio o al discreto inseguimento galante fino alla porta di casa. Esistono mezzi sofisticati per deviare in extremis una taliata errata verso il cornicione di un palazzo o la vetrina di un negozio, ma se ne consiglia l’uso solo alle taliatrici esperte ed allenate. E’ grave scortesia, segno di supponenza e, in definitiva, di puttanaggine maligna sottrarsi al corteggiamento da parte del soggetto taliato: questa è un’altra fondamentale regola di bon ton taliatorio. Per questo motivo, si consiglia inoltre di non lanciare mai taliate verso un soggetto con occhiali da sole prima di averlo visto a viso scoperto: sul volto maschile questo infido accessorio spesso produce abbellimenti del tutto fittizi, ingannatori quanto può esserlo un reggiseno push-up per le donne.

La taliata della donna è come una coltellata al cuore dell’uomo; mentre la taliata maschile parte dall’alto per poi scivolare eventualmente verso il basso, la taliata della donna segue il percorso opposto: parte dal terreno  – ove per educazione, serietà e riserbo devono essere sempre rivolti gli occhi della donna, e risale rapida ed obliqua verso gli occhi dell’uomo, vi si trattiene lucente, aperta e coraggiosa qualche secondo, poi ritorna subito verso il basso. L’uomo a questo punto è lusingato ed allertato, e se vi è consenso segue la passata della seconda lama, accompagnata da discreto sorriso di entrambi. La seconda taliata è come un rapporto sessuale: sebbene duri pochi secondi, dà all’organismo gli stessi impulsi ormonali di lunghi sfregamenti corporei, ne produce sovente gli stessi inequivocabili effetti fisici.

Vi sono lunghe storie, annali relazioni, fatte solo di taliate. Quando gli antichi taliatori si rivedono dopo anni sulla stessa affollata passeggiata,  si sorridono raggrinzendo zampe di gallina e scoprendo denti ormai falsi, con tenerezza, come se decenni prima avessero condiviso il letto, e non quegli sguardi struggenti e fugaci della giovinezza.

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