Equilibrismi

Stamattina, dal finestrino del tram, ho visto una scena che mi ha colpito: c’era un papà che accompagnava la sua bimba a scuola in bicicletta. Niente di strano, vero? No, è che il papà era giovanissimo ed “alternativo”, con un cespo di treccine rasta in testa (si, vabbè, adesso ce l’hanno anche i commercialisti, direte), ed una bicicletta scassata, che più scassata non si può (no, non era un commercialista). Indossava una specie di poncho tibetano, e pure la bimba era intabarrata in un prodotto equo e solidale rosso, troppo grande, abbinato al cappello di lana da jolly. Si teneva stretta stretta al papà, dal portapacchi posteriore, visibilmente spaventata dai pericolosi zig zag della bici. Cannabis di prima mattina? No, un enorme zainetto di Barbie, rosa confetto, strapesantissimo, sulla spalla sinistra del padre, a sbilanciare l’equilibrio precario delle due ruote. Immagino le crisi di pianto della bimba, per ottenere lo sporco zainetto capitalistico uguale a quello della compagna di banco,  i tentativi dei genitori di proporgli uno zainetto di lana di lama, no global, la loro capitolazione stanca, la prima di una lunga serie di faticosi compromessi. Che tenerezza mi hanno fatto quei due, piccoli e barcollanti, ghermiti dalla società dei consumi. Ho pensato a tutti i compromessi che l’essere genitori comporta, con noi stessi e col mondo.

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